Mental Coaching negli sport di squadra

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In Italia la cultura della preparazione mentale, negli sport di squadra e soprattutto nelle società cosiddette “dilettantistiche”, rimane ancora lontana dall’essere recepita e fatta propria, come valore aggiunto, all’allenamento tecnico/ fisico.

Difatti ad eccezione di club professionisti di diverse discipline, le squadre di categoria “dilettantistica”, non comprendono l’utilità di affiancare un mental coach ad atleti, allenatori, e dirigenti con compiti di gestione delle relazioni interne ed esterne.

Questi club cosiddetti “minori”, gestiscono budget ovviamente inferiori di quelli professionistici, in molti casi però, le cifre sono relativamente considerevoli, perché L’attività che svolgono richiede l’utilizzo, talvolta full time, del direttore sportivo, general manager, o team manager, segreteria, per la gestione, organizzazione, marketing, capacità di comunicazione interna ed esterna. Hanno bisogno spesso di atleti ed allenatori, impegnati in esclusiva ed in una certa misura full time.

Purtroppo la poca conoscenza della materia, non consente a presidenti e dirigenti di queste società, di vedere nella giusta ottica la possibilità di avere nel proprio staff un coach che si occupi di collaborare con i dirigenti per migliorare la comunicazione interna, l’organizzazione, facilitare le relazioni, di allenare mentalmente gli atleti, supportare gli allenatori nella gestione della squadra.

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La poca conoscenza di questi ruoli e della cultura ad essi connessa, a volte si trincera dietro il “problema economico” quando qualcuno propone o si propone per intraprendere questo percorso di formazione e miglioramento.
In realtà rimane un problema culturale e di conoscenza perché l’operato di questa figura nuova, non tradizionale, esula dagli schemi classici di allenatore tecnico e preparatore, viene vissuta come lontana, costosa e adatta solo ai club professionistici.

Bisognerebbe superare le reticenze e comprendere che il costo di un allenatore mentale può essere consono al livello societario in cui opera. Il mental coach di una società professionistica avrà una remunerazione adeguata al livello specifico, mentre chi opera per società “dilettantistiche” percepirà un compenso in linea con quelli consoni a queste realtà.

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Quando parlo di questo argomento con presidenti e dirigenti di club ” dilettantistici”, mi rendo conto che c’è un “desiderio teorico”, della necessità di migliorare e implementare gli aspetti mentali, comportamentali e comunicativi di allenatori, atleti e dirigenti, avendo come fine il miglioramento della “solidità” della società sportiva nel suo complesso, per arrivare poi al raggiungimento di performance e risultati ottimali.

Non si comprende appieno ilo valore strategico, del costruire cultura di “gruppo” che comprenda, dirigenti, staff e atleti, cultura. Il mettere a disposizione di tutti gli atleti ed allenatori, soprattutto giovani ma non solo, strumenti, tecniche ed un supporto al miglioramento personale.

A parole alcuni dirigenti di società si rendono conto che quando in una squadra, si hanno degli atleti di talento, giovani o meno, con possibilità di esprimersi a buoni livelli nel proprio sport, occorre permettere loro di prepararsi in modo davvero integrato, di avere un supporto al miglioramento delle qualità mentali oltre che fisico/tecniche.

Nei fatti, spesso si preferisce investire risorse in altri modi, ad esempio su atleti senior, magari di categorie superiori, accontentandosi di avere un apporto solo in termini di risultati di prima squadra, passeggeri e in fondo costosi.

Porgo a tutti una riflessione sulla utilità che queste risorse investite per primeggiare momentaneamente, producano un reale ritorno per le società sportive ” dilettantistiche.

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A ben riflettere, nei seppur relativamente piccoli bilanci, di queste società, le risorse per avere un allenatore mentale, possono esserci soprattutto se cresce la consapevolezza dell’utilità che questa figura comporta per le società sportive.
Questo tipo di investimento, sul breve/medio periodo, da un ritorno in termini di valorizzazione degli atleti, dei tecnici e del funzionamento della società con abbattimento di costi e possibili introiti derivanti da:

> formazione di atleti validi
> aumento della qualità comunicativa e gestionale degli allenatori
> crescita del numero di atleti nelle prime fasce giovanili, logica conseguenza del miglioramento dell’offerta       formativa che viene valutata come più completa e moderna sia dai genitori, che dai giovani.  –  (Luigi D’Arienzo)

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